6 domande a… Stefano Tallini, docente di chitarra

6 domande a… Stefano Tallini, docente di chitarra

Lo vedete spesso sorridente accanto ai suoi allievi nelle foto che postiamo sui nostri social (FacebookInstagram); alla MAB Music Academy Stefano Tallini è docente di chitarra. I suoi corsi sono rivolti a bambini ed adulti; la sua capacità di far amare lo strumento, la sua passione evidente, il suo stile di insegnamento… tutto contribuisce a renderlo una guida autentica nel percorso di apprendimento.

Conosciamolo meglio:

Raccontaci la prima volta che ti sei avvicinato allo strumento, cosa hai pensato, cosa ti ha affascinato, perché l’hai scelto.

La musica è sempre stata presente in casa fin da quando ero bambino, dato che mio padre è un chitarrista classico di professione. Tuttavia non è con lui che mi sono avvicinato alla chitarra, ma grazie a un’amica di Liceo che condivideva con me una gran passione per il rock, specialmente gruppi come i Nirvana o i Verdena. È stata lei a propormi di iniziare a suonare la chitarra, per poter mettere su una band anche se alla fine non se ne fece nulla! Ma ho continuato a suonare e studiare la chitarra, ma per me è sempre stato un mezzo come un altro: il mio grande amore è per la musica in generale, potevo suonare la chitarra come un altro strumento. Scelsi la chitarra perché era lo strumento fondamentale per suonare le canzoni di quei gruppi che tanto amavo, e mi permetteva di poter scrivere le mie prime canzoni. La creatività è sempre stato un altro carattere fondamentale del mio rapporto con la musica e la chitarra.

La prima canzone che hai imparato a suonare

Le prime canzoni che ho imparato erano appunto dei Nirvana, ma già dopo un mese cominciavo a scrivere le prime canzoni. È stato un percorso in parallelo, quello di imparare canzoni dei miei idoli e di provare a scriverne di mie.

Un segreto del tuo strumento che gli altri non sanno

Non credo si possa definire segreto, ma spesso si tende a dimenticare che la chitarra è uno strumento sia ritmico sia melodico e armonico: per questo motivo credo che un chitarrista possa imparare molto ascoltando quello che fanno strumenti come il basso o la batteria o la voce! Ricalcare un groove di batteria, collegare gli accordi con delle note in stile linea di basso, usare tecniche come il bending o il vibrato per avvicinarsi all’espressività di un cantante arricchisce di molto le capacità di un chitarrista!

Secondo te quali sono le doti di un buon maestro?

Credo che un buon maestro debba saper essere elastico e venire incontro a quelle che sono le esigenze di un allievo, in modo da motivarlo fin da subito e fargli raggiungere risultati tangibili in poco tempo. Se un allievo mi dice che il suo obiettivo è quello di accompagnare qualche canzone del suo cantante preferito è inutile che mi metta ad insegnargli il solfeggio o accordi e scale jazzistici. Dopo un mese o due probabilmente mollerà e si disamorerà della musica. Credo che la cosa più importante sia proprio ottenere il contrario, saper fare innamorare un allievo del suo strumento e dello studio della musica. Una volta imparate le basi e raggiunte le prime soddisfazioni, allora si può andare avanti e magari intraprendere uno studio più “accademico” e approfondito.

Quali sono invece secondo te le doti di un buon allievo?

Un buon allievo è ovviamente uno che studia con costanza, anche non riuscendo a raggiungere risultati immediati. Ma ultimamente apprezzo sempre di più l’intraprendenza: ricordo che durante i miei primi anni di studio dedicavo una mezz’ora scarsa ai compiti che mi assegnava il mio maestro, e almeno un’ora ad imparare le canzoni che amavo. Questo allarga gli orizzonti, fa venire nuovi stimoli e curiosità e alimenta la voglia di studiare cose nuove. Molto spesso invece vedo allievi che si fanno imboccare su tutto e il loro rapporto con la chitarra finisce li, non hanno la curiosità di cercare altre cose da studiare, non hanno il coraggio magari di provare a fare da soli… mi sembra molto grave e limitante!

Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?

Ai miei allievi cerco di trasmettere la curiosità, la costanza, dico loro che le scorciatoie apparentemente facili non portano a nessun risultato duraturo. Cerco di far capire loro che per entrare nella musica devono scordarsi di vederla come lo studio di un esercizio dopo l’altro, che invece devono saperla ascoltare e interiorizzare. Infine cerco di spronarli a suonare con altre persone: cerco sempre di ricordarmi quanto sia stato importante per me suonare con altri musicisti, è stata sempre questa la mia molla interiore! Vedere gli altri e scoprire nuovi approcci, voler emulare qualcosa che avevo sentito fare a qualcuno… in una parola, il confronto: avere la voglia di confrontarsi credo sia lo stimolo maggiore nel percorso di un musicista e di una persona in generale.

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